13 settembre

Malpensa – Bilbao

Il Cammino

Era una notte buia e tempestosa…
Beh, forse tempestosa non era, ma insonne sicuramente sì.
Si stava realizzando il grande sogno della mia vita.
E vi assicuro che ancora mi luccicano gli occhi ritornando al quel venerdì 13 settembre del 2019.
Forse saranno anche gli anni che passano (si sa che gli “anziani” si commuovono facilmente); ma non credo sia questa la ragione principale.
Un viaggio la cui gestazione è durata molto più a lungo dei canonici 9 mesi. La preparazione. Cosa metto nello zaino? Pesa troppo, via via, alleggerire, già e se poi mi serve qualcosa? Alla fine pesa 11kg, troppi (me ne accorgerò strada facendo). Realizzo che è complicato scegliere un abbigliamento per tutte le temperature. Un kit funzionale di primo soccorso. Una guida, lo studio delle tappe, lunghezza, dislivelli…dove dormire, sembra facile.
Le VESCICHE… il terrore di tutti i pellegrini. Ago, filo, disinfettante e palate di vasellina per ammorbidire i piedi in modo che non si crepino. So tutto sulle tecniche per affrontarle al meglio.
In questi mesi di preparazione non ho solo camminato tanto (simulando anche il peso dello zaino riempiendolo di bottiglie di acqua), ma ho anche letto molto. Di tutto e di più. Ognuno aveva la sua storia da raccontare. Ognuno le sue motivazioni per partire. E tutti con una valanga di consigli preziosi per affrontare al meglio l’impresa.
Ho immagazzinato tutto. Avevo memorizzato ogni cosa nella mente e nel cuore.
Il mio viaggio… non sapevo bene…non cercavo nulla…ma ero convinto che mi avrebbe cambiato la vita.
Assillato dai dubbi…parto da Saint Jean Pied de Port? Ma ce la farò a chiudere sui miei piedi più di 850 km? Non vorrei sopravvalutarmi. Forse meglio Leòn…sarebbero solo 400 a Santiago. Ma no, dai… troppo pochi. Chiudo con il compromesso di Burgos. Parto con l’obiettivo di 500 km e, se il fisico me lo consentirà (ma in cuor mio già sapevo che niente e nessuno mi avrebbe fermato), mi spingerò fino all’oceano. Finisterre (Fisterra per i Galiziani) e Muxia… la “fine della terra” (allora conosciuta) per gli antichi Romani.
Bene, ma, visto che sono sulla strada, quasi quasi faccio una capatina a Bilbao, che non conosco e di cui dicono meraviglie.
Da Torino, nella mattinata di venerdì 13 prendo quindi un bus per Malpensa, dove arrivo perfettamente in orario e mi imbarco per Bilbao.
Tutto come da programma.
Sbarco all’aeroporto progettato da Santiago Calatrava (sì, quello del ponte di Venezia e altro), navetta e raggiungo il centro città. Arrivo a piedi l’Ibis Hotel (che avevo saggiamente prenotato un paio di mesi prima) e dopo essermi sistemato decido di dare un’occhiata ai dintorni.
Devo riconoscere che la città è davvero molto bella, molto verde e architetture residenziali molto interessanti.
Ma sicuramente l’area più affascinante è lungo e oltre il Nerviòn. Il fiume che attraversa tutta la città per arrivare all’estuario e gettarsi nel mar Cantabrico (Golfo di Biscaglia).
Sto parlando del Casco Antiguo. La città medievale.
Ma di tutto questo parleremo domani, giornata tutta dedicata alla visita della città.
Per stasera mi “accontento” di qualche tapas, un piatto di Jamon serrano e una (leggi due) copa de Rioja.
Poi a nanna
ciaoooo

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