Burgos – Hontanas 31,8 Km
Il Cammino – 1° giorno
Ci siamo….
mi rado e doccio (bisogna iniziare con il piede giusto). Lascio lo zaino alla reception per il trasporto “Turigrino” e (di ottimo umore ma pieno di ansie) scendo per la colazione con Miguel e José. Quattro chiacchiere in un posto pieno di zaini e mappe consultate forsennatamente manco fossimo tutti dispersi nella giungla. Bene, è proprio arrivato il momento degli addii. I saluti di rito e qualche foto ricordo sul rio Arlanzòn, è stato magnifico ritrovare gli amici di una vita e condividere con loro l’inizio di questo viaggio che affronto con un entusiasmo che non ricordavo. Ho grandi aspettative e so che sarà il percorso della vita, lo sento.

Ci salutiamo ancora una volta (mi guardano andar via un po’ perplessi) e, cappellaccio da spaventapasseri in testa, mi inoltro lungo il parco di El Parral. Costeggio il Monasterio del las Huelgas, complesso che sarebbe stato molto interessante visitare, peccato. Il tempo dedicato a Burgos è stato davvero troppo poco. Passo dopo passo esco dal centro urbano e, oltre una pietra miliare che indica la bellezza di 501km a Santiago (attimo di sconforto),

mi inoltro su un percorso rurale che attraverso piccoli villaggi di antico sapore medievale, mi porta a Tardajos. Proseguo arrivando a Rabé de las Calzadas. Lungo il percorso il rammarico di non poter visitare la maggior parte delle piccole chiese gotiche di cui la regione è ricchissima. Chiuse. Camminare sull’altopiano è magicamente affascinante. Siamo a circa 830m. s.l.m. e distese immense di campi coltivati a cereali, con quasi totale assenza di alberi, appagano gli occhi con un orizzonte di cui non si coglie la fine. Mi chiedo cosa dev’essere passare di qui in agosto senza uno straccio d’ombra.

Chilometro dopo chilometro, con un dolce saliscendi arrivo a Hornillos del Camino dove mi fermo per una breve pausa. Entro in un vecchio negozietto che praticamente vende tutto, di quelli che non so se ne esistano ancora nei nostri paesini più sperduti, compro un po’ di frutta, acqua e mi siedo su una panca a far respirare i piedi. Via le scarpe, via i calzini e ulteriore spalmata di vasellina. Una simpatica coppia di spagnoli che stanno facendo il giro in bici, mi attacca bottone. Senonchè, ridendo per fortuna, mi chiedono candidamente cosa pensassi del governo in carica (2019) e in particolar modo del sig. Salvini. Non l’avessero mai fatto, sfondano un portone aperto. Smetto immediatamente di mangiare e come un fiume in piena attacco un monologo che con molti “francesismi” rende perfettamente l’idea del mio punto di vista. Soddisfatti se ne vanno, io come penitenza per le mie licenze poetiche entro in una bella chiesa gotica. Non prego , ma è il gesto che conta.

Ricomincio a camminare e in un tratto di leggera depressione attraverso il piccolo borgo di San Bol. Risalgo sull’altopiano e continuo. Lunghi tratti dove l’unica presenza sono i pellegrini e le pale eoliche che, scoprirò strada facendo, hanno letteralmente invaso il territorio. Di Hontanas neanche l’ombra e intanto ho macinato sui 30 km. Alle spalle si addensano enormi nuvoloni neri che non promettono niente di buono e si avvicinano sempre di più. Accelero il passo, ma quelli corrono più di me. Finalmente, al 31 km. improvvisamente e al termine dell’ennesima salita, sotto di me vedo disteso, lungo un pendio, il borgo meta della mia giornata. Sono arrivato a Hontanas.

Cerco l’albergue che avevo prenotato, il Santa Brigida Yepes. Lo trovo e mi sistemo. Bella camera, grande, pulita e confortevole. Un salto in lavanderia e preparazione alla cena. Vedo una tavolata di pellegrini in procinto di assaltare un paella molto interessante. Ovviamente chiedo di unirmi a loro. Niente da fare. Avrei dovuto prenotare quando ho telefonato per la camera, epperò saperlo…se non dicono niente…Non importa, mangio la solita zuppa di legumi, un po’ di carne e, non ridete, a seguire i salutari due passi dopo pasto. Un gruppo di italiani (giovani all’apparenza molto in forma) scambiano quattro chiacchiere. Mi chiedono da dove arrivo. Loro sono partiti da Saint Jean, quindi fanno il percorso completo, raggianti e felici. Un paio, però, ha attacchi di febbre da stanchezza e dolori articolari vari. Sono contento di essere partito da Burgos.
Ho deciso che anche domani farò portare lo zaino ad altri…devo abituare il polpaccio. Acchiappo una targhetta/busta di una delle compagnie che la reception ti propone sul bancone. Ci infilo dentro i 5 euro e acchiappo il telefono per prenotare il ritiro. Ho imparato in fretta. Adesso devo trovare un posto per dormire domani. Faccio un paio di numeri e anche questa è fatta. Compilo la busta con il nome dell’albergo di destinazione e l’attacco allo zaino che lascerò in camera per il ritiro.
Degli ostelli e del perché ho optato per camere singole (possibilmente con bagno) vi parlerò un altro giorno. E magari anche delle credenziali…
Una bella dormita e domattina in marcia verso Boadilla del Camino. Seconda tappa di altri 30 Km circa.
A domani
mi rado e doccio (bisogna iniziare con il piede giusto). Lascio lo zaino alla reception per il trasporto “Turigrino” e (di ottimo umore ma pieno di ansie) scendo per la colazione con Miguel e José. Quattro chiacchiere in un posto pieno di zaini e mappe consultate forsennatamente manco fossimo tutti dispersi nella giungla. Bene, è proprio arrivato il momento degli addii. I saluti di rito e qualche foto ricordo sul rio Arlanzòn, è stato magnifico ritrovare gli amici di una vita e condividere con loro l’inizio di questo viaggio che affronto con un entusiasmo che non ricordavo. Ho grandi aspettative e so che sarà il percorso della vita, lo sento.

Ci salutiamo ancora una volta (mi guardano andar via un po’ perplessi) e, cappellaccio da spaventapasseri in testa, mi inoltro lungo il parco di El Parral. Costeggio il Monasterio del las Huelgas, complesso che sarebbe stato molto interessante visitare, peccato. Il tempo dedicato a Burgos è stato davvero troppo poco. Passo dopo passo esco dal centro urbano e, oltre una pietra miliare che indica la bellezza di 501km a Santiago (attimo di sconforto),

mi inoltro su un percorso rurale che attraverso piccoli villaggi di antico sapore medievale, mi porta a Tardajos. Proseguo arrivando a Rabé de las Calzadas. Lungo il percorso il rammarico di non poter visitare la maggior parte delle piccole chiese gotiche di cui la regione è ricchissima. Chiuse. Camminare sull’altopiano è magicamente affascinante. Siamo a circa 830m. s.l.m. e distese immense di campi coltivati a cereali, con quasi totale assenza di alberi, appagano gli occhi con un orizzonte di cui non si coglie la fine. Mi chiedo cosa dev’essere passare di qui in agosto senza uno straccio d’ombra.

Chilometro dopo chilometro, con un dolce saliscendi arrivo a Hornillos del Camino dove mi fermo per una breve pausa. Entro in un vecchio negozietto che praticamente vende tutto, di quelli che non so se ne esistano ancora nei nostri paesini più sperduti, compro un po’ di frutta, acqua e mi siedo su una panca a far respirare i piedi. Via le scarpe, via i calzini e ulteriore spalmata di vasellina. Una simpatica coppia di spagnoli che stanno facendo il giro in bici, mi attacca bottone. Senonchè, ridendo per fortuna, mi chiedono candidamente cosa pensassi del governo in carica (2019) e in particolar modo del sig. Salvini. Non l’avessero mai fatto, sfondano un portone aperto. Smetto immediatamente di mangiare e come un fiume in piena attacco un monologo che con molti “francesismi” rende perfettamente l’idea del mio punto di vista. Soddisfatti se ne vanno, io come penitenza per le mie licenze poetiche entro in una bella chiesa gotica. Non prego , ma è il gesto che conta.

Ricomincio a camminare e in un tratto di leggera depressione attraverso il piccolo borgo di San Bol. Risalgo sull’altopiano e continuo. Lunghi tratti dove l’unica presenza sono i pellegrini e le pale eoliche che, scoprirò strada facendo, hanno letteralmente invaso il territorio. Di Hontanas neanche l’ombra e intanto ho macinato sui 30 km. Alle spalle si addensano enormi nuvoloni neri che non promettono niente di buono e si avvicinano sempre di più. Accelero il passo, ma quelli corrono più di me. Finalmente, al 31 km. improvvisamente e al termine dell’ennesima salita, sotto di me vedo disteso, lungo un pendio, il borgo meta della mia giornata. Sono arrivato a Hontanas.

Cerco l’albergue che avevo prenotato, il Santa Brigida Yepes. Lo trovo e mi sistemo. Bella camera, grande, pulita e confortevole. Un salto in lavanderia e preparazione alla cena. Vedo una tavolata di pellegrini in procinto di assaltare un paella molto interessante. Ovviamente chiedo di unirmi a loro. Niente da fare. Avrei dovuto prenotare quando ho telefonato per la camera, epperò saperlo…se non dicono niente…Non importa, mangio la solita zuppa di legumi, un po’ di carne e, non ridete, a seguire i salutari due passi dopo pasto. Un gruppo di italiani (giovani all’apparenza molto in forma) scambiano quattro chiacchiere. Mi chiedono da dove arrivo. Loro sono partiti da Saint Jean, quindi fanno il percorso completo, raggianti e felici. Un paio, però, ha attacchi di febbre da stanchezza e dolori articolari vari. Sono contento di essere partito da Burgos.
Ho deciso che anche domani farò portare lo zaino ad altri…devo abituare il polpaccio. Acchiappo una targhetta/busta di una delle compagnie che la reception ti propone sul bancone. Ci infilo dentro i 5 euro e acchiappo il telefono per prenotare il ritiro. Ho imparato in fretta. Adesso devo trovare un posto per dormire domani. Faccio un paio di numeri e anche questa è fatta. Compilo la busta con il nome dell’albergo di destinazione e l’attacco allo zaino che lascerò in camera per il ritiro.
Degli ostelli e del perché ho optato per camere singole (possibilmente con bagno) vi parlerò un altro giorno. E magari anche delle credenziali…
Una bella dormita e domattina in marcia verso Boadilla del Camino. Seconda tappa di altri 30 Km circa.
A domani