Hontanas – Boadilla del Camino 28,4 Km
Il Cammino – 2° giorno
Secondo giorno…
sveglia di buon’ora. Devo dire che il tempo mi assiste. Temperatura gradevole (anche un po’ caldo), niente pioggia…cosa posso chiedere di più. Ho deciso che faccio ancora un giorno senza zaino e da domani vita nuova. Mi vergogno un po’ a camminare leggero come se fossi in gita domenicale. Che pellegrino…quindi oggi chiamo ancora il “Camino facile” ma è l’ultima volta. Il polpaccio è pronto. Mi metto in strada.
Sentieri, viottoli, villaggi, ovunque le mitiche frecce gialle ti indicano dove andare. Il percorso da seguire. Dipinte sull’asfalto, sui muri , sui legni ai bordi dei sentieri. E’ veramente impossibile sbagliare strada. Anche solo seguendo la moltitudine di zaini che avanzano imperterriti verso la meta. “Buen camino, hola, buen camino”. Il saluto che ci si scambiava lungo la strada mi riecheggia ancora, lo porterò con me come una cosa preziosa. Un mantra che faceva passare tutto, stanchezza, vesciche, il timore che potesse anche piovere… Assorto nei miei pensieri, passo dopo passo, arrivo a San Antón.
Un monastero del XII sec. Le cui rovine, di rara bellezza testimoniano un passato importante. Mi concedo una pausa per gustare e lasciarmi avvolgere dal fascino di questo antica struttura nata come ricovero per i pellegrini che di qui erano obbligati a transitare e i cui monaci, dell’ordine di sant’Antonio, pare avessero il potere miracoloso di guarire, appunto, dal fuoco di sant’Antonio. Chissà….riprendo la strada, ma queste testimonianze del nostro passato mi affascinano sempre a tal punto che faccio fatica a separarmene. Seguo la provinciale e dopo circa un’ora arrivo in prossimità di Castrojeriz, importante centro del passato fondato dai Visigoti.
Prima di entrare in paese piccola deviazione per visitare il monastero e la collegiata di Santa María del Manzano dell’XI sec. Interni molto interessanti. Esco e proseguo verso il centro. Altre due chiese purtroppo chiuse avrebbero meritato sicuramente una visita, L’Iglesia di Santo Domingo e la Iglesia di San Juan.
Mi accontento degli esterni. Un castello del IX sec., a testimonianza dell’antica rilevanza, domina il paese dall’alto. Certo, ciò che ne resta, perché a partire dal XVIII sec. fu utilizzato come cava di pietra. Esco da Castrojeriz e, proseguendo incontro la cappella/ostello di San Nicolás.
Piccola chiesa sconsacrata e riconvertita in ostello per i pellegrini. Affascinante. La meta si avvicina. Per fortuna, perché il rischio pioggia incombe. Falso allarme, arrivo a Boadilla del Camino con un sole magnifico. Ho il tempo di sistemarmi in albergo e fare un giro per il paese. Forse avevo sopravvalutato la situazione, perché il paesotto (questo è) non ha praticamente nulla da offrire. Ma non demordo. Mi metto alla ricerca di qualcosa di interessante e riesco a racimolare un’antica lavanderia e, poco lontano, una piccionaia costruita, in anni non ben definiti, completamente con il fango (di cui qui sono ricchi). Allevamento di piccioni destinati alla commercializzazione a fine alimentare.
Torno in albergo, ottima camera, e cena su cui invece stendiamo un velo pietoso. Mentre mi rilasso con una birra ghiacciata, inforco il telefono e comincio a chiamare qualche albergo nei centri che andrò a incrociare nei prossimi giorni. Ecco, in questi giorni ho cominciato a capire come funziona l’organizzazione di accoglienza, cioè le varie possibilità di alloggiamento che vengono messe a disposizione. Ostelli, municipali/privati/religiosi, albergue, hotel. Intanto ho subito intuito che, a prescindere dalla soluzione che vuoi adottare, per non rischiare di non trovare posto, prenota. L’alternativa è partire tutti i giorni all’alba per cercare di arrivare fra i primi a destinazione, senza peraltro avere certezze. Così mi sono detto: sai che c’è? Ma tu puoi dormire alla tua età in camerate da 20/30 persone con bagni in comune che dopo 4/5 visitatori sono già impraticabili? Senza parlare di chi russa o cmq emette suoni inquietanti? Nooo, non ci siamo. Non fa per me. Capisco che perderò molto del fascino che la convivenza e socialità portano con sé, ma voglio riposare bene e dormire meglio. Quindi opto per camera individuale possibilmente con bagno e non se ne parla più. E nonostante sia ovviamente una soluzione più costosa, a volte faccio anche fatica a trovare. Così decido che giorno per giorno devo programmare bene i punti di arrivo delle varie tappe in modo da essere sempre coperto con almeno una settimana di anticipo. In pratica sette giorni di stanze prenotate sempre e costantemente. Devo dire che si è poi rivelata una scelta vincente. Tranne in una occasione dove proprio non sono riuscito a evitare la camerata. Ma di questo vi racconterò a tempo debito (con tutti i risvolti drammatici che ne sono conseguiti).
Bah…che devo dire ancora?, quasi quasi me ne vado a letto, tanto l’albergo chiude anche tutti gli ingressi. Alle 22 chi è dentro è dentro, gli altri si arrangino.
Me ne vado a letto.
Domani mi aspetta Carrión de los Condes.
Felice notte
Ho dei momenti di felicità come non mi capitava da tempo,
volevo condividerlo
sveglia di buon’ora. Devo dire che il tempo mi assiste. Temperatura gradevole (anche un po’ caldo), niente pioggia…cosa posso chiedere di più. Ho deciso che faccio ancora un giorno senza zaino e da domani vita nuova. Mi vergogno un po’ a camminare leggero come se fossi in gita domenicale. Che pellegrino…quindi oggi chiamo ancora il “Camino facile” ma è l’ultima volta. Il polpaccio è pronto. Mi metto in strada.
Sentieri, viottoli, villaggi, ovunque le mitiche frecce gialle ti indicano dove andare. Il percorso da seguire. Dipinte sull’asfalto, sui muri , sui legni ai bordi dei sentieri. E’ veramente impossibile sbagliare strada. Anche solo seguendo la moltitudine di zaini che avanzano imperterriti verso la meta. “Buen camino, hola, buen camino”. Il saluto che ci si scambiava lungo la strada mi riecheggia ancora, lo porterò con me come una cosa preziosa. Un mantra che faceva passare tutto, stanchezza, vesciche, il timore che potesse anche piovere… Assorto nei miei pensieri, passo dopo passo, arrivo a San Antón.
Un monastero del XII sec. Le cui rovine, di rara bellezza testimoniano un passato importante. Mi concedo una pausa per gustare e lasciarmi avvolgere dal fascino di questo antica struttura nata come ricovero per i pellegrini che di qui erano obbligati a transitare e i cui monaci, dell’ordine di sant’Antonio, pare avessero il potere miracoloso di guarire, appunto, dal fuoco di sant’Antonio. Chissà….riprendo la strada, ma queste testimonianze del nostro passato mi affascinano sempre a tal punto che faccio fatica a separarmene. Seguo la provinciale e dopo circa un’ora arrivo in prossimità di Castrojeriz, importante centro del passato fondato dai Visigoti.
Prima di entrare in paese piccola deviazione per visitare il monastero e la collegiata di Santa María del Manzano dell’XI sec. Interni molto interessanti. Esco e proseguo verso il centro. Altre due chiese purtroppo chiuse avrebbero meritato sicuramente una visita, L’Iglesia di Santo Domingo e la Iglesia di San Juan.
Mi accontento degli esterni. Un castello del IX sec., a testimonianza dell’antica rilevanza, domina il paese dall’alto. Certo, ciò che ne resta, perché a partire dal XVIII sec. fu utilizzato come cava di pietra. Esco da Castrojeriz e, proseguendo incontro la cappella/ostello di San Nicolás.
Piccola chiesa sconsacrata e riconvertita in ostello per i pellegrini. Affascinante. La meta si avvicina. Per fortuna, perché il rischio pioggia incombe. Falso allarme, arrivo a Boadilla del Camino con un sole magnifico. Ho il tempo di sistemarmi in albergo e fare un giro per il paese. Forse avevo sopravvalutato la situazione, perché il paesotto (questo è) non ha praticamente nulla da offrire. Ma non demordo. Mi metto alla ricerca di qualcosa di interessante e riesco a racimolare un’antica lavanderia e, poco lontano, una piccionaia costruita, in anni non ben definiti, completamente con il fango (di cui qui sono ricchi). Allevamento di piccioni destinati alla commercializzazione a fine alimentare.
Torno in albergo, ottima camera, e cena su cui invece stendiamo un velo pietoso. Mentre mi rilasso con una birra ghiacciata, inforco il telefono e comincio a chiamare qualche albergo nei centri che andrò a incrociare nei prossimi giorni. Ecco, in questi giorni ho cominciato a capire come funziona l’organizzazione di accoglienza, cioè le varie possibilità di alloggiamento che vengono messe a disposizione. Ostelli, municipali/privati/religiosi, albergue, hotel. Intanto ho subito intuito che, a prescindere dalla soluzione che vuoi adottare, per non rischiare di non trovare posto, prenota. L’alternativa è partire tutti i giorni all’alba per cercare di arrivare fra i primi a destinazione, senza peraltro avere certezze. Così mi sono detto: sai che c’è? Ma tu puoi dormire alla tua età in camerate da 20/30 persone con bagni in comune che dopo 4/5 visitatori sono già impraticabili? Senza parlare di chi russa o cmq emette suoni inquietanti? Nooo, non ci siamo. Non fa per me. Capisco che perderò molto del fascino che la convivenza e socialità portano con sé, ma voglio riposare bene e dormire meglio. Quindi opto per camera individuale possibilmente con bagno e non se ne parla più. E nonostante sia ovviamente una soluzione più costosa, a volte faccio anche fatica a trovare. Così decido che giorno per giorno devo programmare bene i punti di arrivo delle varie tappe in modo da essere sempre coperto con almeno una settimana di anticipo. In pratica sette giorni di stanze prenotate sempre e costantemente. Devo dire che si è poi rivelata una scelta vincente. Tranne in una occasione dove proprio non sono riuscito a evitare la camerata. Ma di questo vi racconterò a tempo debito (con tutti i risvolti drammatici che ne sono conseguiti).
Bah…che devo dire ancora?, quasi quasi me ne vado a letto, tanto l’albergo chiude anche tutti gli ingressi. Alle 22 chi è dentro è dentro, gli altri si arrangino.
Me ne vado a letto.
Domani mi aspetta Carrión de los Condes.
Felice notte
Ho dei momenti di felicità come non mi capitava da tempo,
volevo condividerlo