Bilbao
Il Cammino
E’ una splendida giornata di sole….si inizia con il piede giusto. Mi devo sbrigare perché i tempi sono stretti. Bilbao in un giorno? E’ il mio obiettivo di oggi. Domani all’alba si parte per Burgos. Dove, giocando in casa, mi aspettano gli amici di una vita. Due ragazzi con cui ho condiviso alcune delle pagine più belle della mia vita, Miguel e Josè. Domenica con loro, alla scoperta dell’antica capitale Castigliana e lunedì proprio da Burgos inizierà il mio Cammino in solitaria verso Santiago.
Ma torniamo a Bilbao. Quindi, colazione veloce (tostada con pan casero, zumo de naranja y the) e via. Mi avventuro baldanzoso fra vie e contrade. La prima impressione è quella di una città di rara eleganza (sicuramente con trascorsi importanti). Dinamica e piena di giovani. Metropolitana e rete trasporti pubblici molto efficienti. Su quest’ultimo aspetto evito dignitosamente sgradevoli paragoni con la realtà torinese.
Dunque, scendendo verso il Nervión, costeggio la stazione di Bilbao Concordia (F.C. de Santander a Bilbao. Inaugurata nel 1898 è, insieme al Teatro Arriaga, uno dei punti di riferimento del Arenal bilbaino e magnifico esempio della Belle Epoque Basca.
Proseguo; aldilà del fiume, proprio a ridosso del corso d’acqua, si stacca il teatro dell’Opera Arriaga. Imponente edificio in stile neoclassico inaugurato nel 1890. Prudentemente, nel giro esplorativo di ieri pomeriggio, incuriosito dalla sua storia particolarmente travagliata, ho prenotato un ingresso per una visita guidata nel pomeriggio. Quindi passo oltre, tornerò più tardi.
A questo punto mi immergo direttamente nel Casco Viejo. L'antico centro medievale, un interessante quartiere fluviale con stretti vicoli fiancheggiati da negozi moderni (relativamente interessanti) e caratteristiche taverne (dove si mangia a qualsiasi ora), ma soprattutto dominato dalla presenza di edifici dove le tracce del passato splendore sono tangibili ad ogni angolo.
Bifore, portali, capitelli e chiese…chiese come se non ci fosse un domani. Magnifico.
Nel giro (purtroppo un po’ troppo veloce) mi imbatto nella gotica Cattedrale di Santiago (chiusa, ma bellissima anche solo dall’esterno). Il problema degli edifici religiosi chiusi (che restano le tracce architettoniche del passato sicuramente più numerose e meglio conservate) si ripresenterà sovente durante il Cammino. Direi troppo spesso. A quanto pare per crisi di vocazioni e/o anziane signore del luogo che si facciano carico di aprire e soprattutto di sorvegliare le chiese. L’unico mese in cui tutto è aperto sembra sia agosto. Ecco, però con il caldo che fa da queste parti, se trovo chiuso me ne faccio una ragione. Preferisco comunque settembre/ottobre.
Arrivo al Mercado de la Ribera. Antico mercato del pesce dove, oltre alla vendita tradizionale è stata creata un’area con tavoli e chioschi dove si può mangiare di tutto (ovviamente cucina spagnola). Interessante, ma non regge il confronto con il Mercado da Ribeira di Lisbona (uno sballo).
Dopo chiese minori e edifici di discontinuo interesse, esco dal Casco Viejo e mi incammino verso il Guggenheim Museum lungo un bellissimo percorso alberato che costeggia il Nervion.
Scarpinata non da poco. Dopo un bel po’ intravedo il ponte di Calatrava e capisco di essere quasi arrivato.
In vista dell’edificio, in lontananza, scorgo una marea di gente. Ora, capisco l’amore per la cultura, ma tutta questa folla non poteva essere giustificata dal Guggenheim. Non ci potevo credere. E infatti eccola là. Dopo qualche centinaio di metri mi rendo conto di aver centrato una manifestazione di Bungee Jumping. C’era tutto il mondo. Appesi ai tralicci, su gommoni e barche nel mezzo del fiume, sulle sponde, insomma tutti a vedere questi pazzi scatenati che si buttavano giù e nessuno, ovviamente, che si filava le esposizioni di Fontana e Morandi. Oddio, come dargli torto, passi per Morandi, ma Fontana proprio non lo reggo con le sue tele squarciate. Boh, sarà sicuramente un mio limite, non lo capisco e non mi emoziona.
Comunque, oramai sono qui e l’edificio che ospita il Museo è già di per sé un’opera d’arte, lascio i pazzi che si tuffano e decido di entrare al Museo. Primo perché ero curioso di vedere quanto costava il biglietto, secondo perché con che faccia sarei tornato a casa dicendo che non ero entrato al Guggenheim? Vergognoso. Quindi vado, pago e faccio un rapido giro. Decido che è sufficiente.
All’aria aperta torno sui miei passi e decido di andare alla funicolare di Artxanda. Giusto per dare un’occhiata alla città dall’alto. Bella vista, ma niente di più.
Ridiscendo e, dopo aver visitato il Teatro Arriaga, visto che comincia a farsi tardi, torno in albergo. La cena me la riservo nelle taverne del Casco Viejo.
Di notte il quartiere è ancora più affascinante, pieno di luci, locali e gente per le strade. Mi infilo in un paio di taverne in perlustrazione. Scelgo quelli più affollati, di solito è un buon segno. E infatti…
Serata a base di pintxos, le tapas basche. Naturalmente non potevo saltare un piatto di Jamon serrano (da svenarsi anche per il prezzo). Bella atmosfera.
Decisamente una città da vedere e gustare.
Pacificato con il mondo intero complici un paio di bicchieri, me ne torno ciondolando verso l’albergo e ripercorro l’Arenal con il Teatro Arriaga (un teatro di cui non ho detto molto se non che l’avrei visitato nel pomeriggio, davvero molto molto interessante), la stazione di Santander e tutto il resto.
Domani levataccia, si parte per Burgos. Quindi occorre essere saggi. A letto presto.
Bilbao è stata una magnifica scelta.
A domani
Ma torniamo a Bilbao. Quindi, colazione veloce (tostada con pan casero, zumo de naranja y the) e via. Mi avventuro baldanzoso fra vie e contrade. La prima impressione è quella di una città di rara eleganza (sicuramente con trascorsi importanti). Dinamica e piena di giovani. Metropolitana e rete trasporti pubblici molto efficienti. Su quest’ultimo aspetto evito dignitosamente sgradevoli paragoni con la realtà torinese.
Dunque, scendendo verso il Nervión, costeggio la stazione di Bilbao Concordia (F.C. de Santander a Bilbao. Inaugurata nel 1898 è, insieme al Teatro Arriaga, uno dei punti di riferimento del Arenal bilbaino e magnifico esempio della Belle Epoque Basca.
Proseguo; aldilà del fiume, proprio a ridosso del corso d’acqua, si stacca il teatro dell’Opera Arriaga. Imponente edificio in stile neoclassico inaugurato nel 1890. Prudentemente, nel giro esplorativo di ieri pomeriggio, incuriosito dalla sua storia particolarmente travagliata, ho prenotato un ingresso per una visita guidata nel pomeriggio. Quindi passo oltre, tornerò più tardi.
A questo punto mi immergo direttamente nel Casco Viejo. L'antico centro medievale, un interessante quartiere fluviale con stretti vicoli fiancheggiati da negozi moderni (relativamente interessanti) e caratteristiche taverne (dove si mangia a qualsiasi ora), ma soprattutto dominato dalla presenza di edifici dove le tracce del passato splendore sono tangibili ad ogni angolo.Bifore, portali, capitelli e chiese…chiese come se non ci fosse un domani. Magnifico.
Nel giro (purtroppo un po’ troppo veloce) mi imbatto nella gotica Cattedrale di Santiago (chiusa, ma bellissima anche solo dall’esterno). Il problema degli edifici religiosi chiusi (che restano le tracce architettoniche del passato sicuramente più numerose e meglio conservate) si ripresenterà sovente durante il Cammino. Direi troppo spesso. A quanto pare per crisi di vocazioni e/o anziane signore del luogo che si facciano carico di aprire e soprattutto di sorvegliare le chiese. L’unico mese in cui tutto è aperto sembra sia agosto. Ecco, però con il caldo che fa da queste parti, se trovo chiuso me ne faccio una ragione. Preferisco comunque settembre/ottobre.
Arrivo al Mercado de la Ribera. Antico mercato del pesce dove, oltre alla vendita tradizionale è stata creata un’area con tavoli e chioschi dove si può mangiare di tutto (ovviamente cucina spagnola). Interessante, ma non regge il confronto con il Mercado da Ribeira di Lisbona (uno sballo).
Dopo chiese minori e edifici di discontinuo interesse, esco dal Casco Viejo e mi incammino verso il Guggenheim Museum lungo un bellissimo percorso alberato che costeggia il Nervion.
Scarpinata non da poco. Dopo un bel po’ intravedo il ponte di Calatrava e capisco di essere quasi arrivato.
In vista dell’edificio, in lontananza, scorgo una marea di gente. Ora, capisco l’amore per la cultura, ma tutta questa folla non poteva essere giustificata dal Guggenheim. Non ci potevo credere. E infatti eccola là. Dopo qualche centinaio di metri mi rendo conto di aver centrato una manifestazione di Bungee Jumping. C’era tutto il mondo. Appesi ai tralicci, su gommoni e barche nel mezzo del fiume, sulle sponde, insomma tutti a vedere questi pazzi scatenati che si buttavano giù e nessuno, ovviamente, che si filava le esposizioni di Fontana e Morandi. Oddio, come dargli torto, passi per Morandi, ma Fontana proprio non lo reggo con le sue tele squarciate. Boh, sarà sicuramente un mio limite, non lo capisco e non mi emoziona.
Comunque, oramai sono qui e l’edificio che ospita il Museo è già di per sé un’opera d’arte, lascio i pazzi che si tuffano e decido di entrare al Museo. Primo perché ero curioso di vedere quanto costava il biglietto, secondo perché con che faccia sarei tornato a casa dicendo che non ero entrato al Guggenheim? Vergognoso. Quindi vado, pago e faccio un rapido giro. Decido che è sufficiente.
All’aria aperta torno sui miei passi e decido di andare alla funicolare di Artxanda. Giusto per dare un’occhiata alla città dall’alto. Bella vista, ma niente di più.
Ridiscendo e, dopo aver visitato il Teatro Arriaga, visto che comincia a farsi tardi, torno in albergo. La cena me la riservo nelle taverne del Casco Viejo.
Di notte il quartiere è ancora più affascinante, pieno di luci, locali e gente per le strade. Mi infilo in un paio di taverne in perlustrazione. Scelgo quelli più affollati, di solito è un buon segno. E infatti…
Serata a base di pintxos, le tapas basche. Naturalmente non potevo saltare un piatto di Jamon serrano (da svenarsi anche per il prezzo). Bella atmosfera.
Decisamente una città da vedere e gustare.Pacificato con il mondo intero complici un paio di bicchieri, me ne torno ciondolando verso l’albergo e ripercorro l’Arenal con il Teatro Arriaga (un teatro di cui non ho detto molto se non che l’avrei visitato nel pomeriggio, davvero molto molto interessante), la stazione di Santander e tutto il resto.
Domani levataccia, si parte per Burgos. Quindi occorre essere saggi. A letto presto.
Bilbao è stata una magnifica scelta.
A domani